Accendere il motore della solidarietà
con Ricostruire per Riparare
Dall’inventiva di alcuni rappresentanti italiani del settore delle riparazioni automobilistiche è nata un’idea nuova per il futuro, un punto di incontro per le aziende del settore.
Ricostruire per Riparare mira ad essere disponibile sul territorio nazionale in caso di calamità naturali o eventi imprevedibili che possono colpire le aziende del settore.
Le radici di questo progetto nascono dalla situazione critica che si è verificata nel 2016 nel Centro Italia a causa degli eventi sismici.
Renato Gallo di Alma Group 2000 presenta la storia, il presente e il futuro di questa organizzazione non profit, Ricostruire per Riparare, che vuole accendere il motore della solidarietà tra gli autoriparatori.
Come nasce l’idea di Ricostruire per Riparare?
“Siamo nell’agosto del 2016, terremoto, gli amici della protezione civile mi chiamano. Subito ho pensato che avessero bisogno del mio intervento per riparare dei veicoli, invece mi invitano ad una raccolta fondi in Piazza San Carlo: un’amatriciana per i terremotati.
7.000 piatti e 48.000€ raccolti.
Alma Group è una realtà molto attiva nel solidale e, dopo la partecipazione alla manifestazione con l’Associazione Cuochi a Torino, è nata l’ispirazione di fare un progetto simile nel nostro settore, colleghi per i colleghi, autoriparatori per gli autoriparatori.”
Ricostruire per Riparare è attiva da poco, ma ha davanti un futuro in cui il suo contributo sarà sempre più importante. Quali sono ad oggi i traguardi raggiunti?
“Abbiamo presentato l’idea di Onlus di settore in eventi nazionali ed internazionali come Automotometrò a Torino, Transpotec a Verona e Autopromotec a Bologna. Grazie a questi spazi abbiamo raggiunto l’interesse di molte persone grazie alle quali è stato sempre più evidente l’esigenza di ufficializzare il progetto.
Le risposte positive sono arrivate anche grazie alle iniziative di raccolta fondi del Villaggio Solidale in Corso Belgio a Torino e aperitivi solidali in occasione delle presentazioni.
Il settore dell’automotive è formato da realtà molto unite fra di loro, alla fine ripariamo e costruiamo macchine: non può esistere il carrozziere senza il gommista e elettrauto, né viceversa. Per questo motivo ho fede nel fatto che l’idea di Ricostruire per Riparare venga accolta con positività e partecipazione da parte dei colleghi.”
Quali sono i prossimi passi che affronterete come Onlus?
“Un comitato promotore si sta occupando di dare ufficialità e struttura nonostante i recenti aggiornamenti in materia non profit.
Dopo aver affrontato l’iter istituzionale passando dall’Agenzia delle Entrate allo Statuto, stiamo allargando il numero di rappresentanti regionali, puntando ad avere una persona di riferimento per ogni regione.
Pensiamo ad una rete di “sentinelle” locali che facciano capo alla Protezione Civile di competenza, per essere sempre attivi e presenti. C’è l’idea di organizzare periodici incontri tra rappresentanti per definire al meglio le modalità operative.
Ciò che è evidente è l’incredibile forza di volontà dietro a questa realtà. Siamo in campo per la raccolta fondi attraverso la piattaforma Starteed (link alla pagina) per creare un portafoglio destinato ai finanziamenti economici.”
Il concetto di solidarietà di settore è davvero una novità?
“Facendo una breve ricerca su internet è difficile trovare delle associazioni destinate a scopi così specifici. Il nostro intento è quello di essere pronti e disponibili davanti a tutti quei fenomeni naturali che possono danneggiare officine, carrozzerie e realtà del settore.
La differenza di Ricostruire per Riparare è proprio la sua forza.
Se ad oggi succedesse una cosa del genere qui a Torino non saprei a chi rivolgermi per trovare fornitori, aiuti, clienti e ricostruire il tessuto elaborato in anni di attività sul territorio. Certamente ci sono assicurazioni e fondi statali, ma Ricostruire per Riparare è presente con un contributo umanitario differente.”
Dati, parole, eventi e programmi, ma Ricostruire per Riparare cos’è per lei?
“Uno strumento che grazie al contributo del singolo può fare molto. Vogliamo farci conoscere perché gli autoriparatori abbiano un punto di riferimento in quei momenti in cui la colpa non è di nessuno, ma dove un’azienda è stata distrutta e il lavoro di una vita crollato davanti agli occhi.
Io, Lorenza Patruno di Auto Gest – amica da sempre – e tutti quelli che prendono parte al nostro progetto crediamo nel potere dell’unità di settore.
Pensate all’automotive, alla quantità di auto in Italia e di conseguenza a tutti gli autoriparatori esistenti.
Sul territorio nazionale sono presenti suppergiù:
- 50.000 officine
- 12.000 carrozzerie
- 12.000 gommisti
- 10.000 elettrauto
Circa 90.000 aziende che danno lavoro a più di 300.000 addetti.
Tutto l’indotto che ruota attorno a queste attività, multinazionali produttrici di materiali vernicianti e materiali di consumo, costruttori e distributori di ricambi, tecnologia, sistemi informatici, costruttori di attrezzature, compagnie di assicurazioni, compagnie di noleggio e tanti altri, sviluppa fatturati di centinaia di miliardi di euro.
Se ognuno versasse un contributo all’insegna della solidarietà, si potrebbe fare veramente molto. Tutti insieme.”

